Controlli fiscali e società aperta

di Piero OstellinoCorriere della Sera del 03.04.2012

Fra i compiti dello Stato di democrazia liberale c’è quello di far pagare le tasse per garantire la vita, le libertà soggettive, la proprietà e la sicurezza dei propri cittadini. È, perciò, nell’interesse dei cittadini pagarle. Ciò nonostante, ci distinguiamo per essere uno dei Paesi al mondo con la più alta evasione fiscale. Forse dovremmo incominciare a interrogarci perché sia tanto difficile, da noi, far pagare le tasse, chiedendoci: 1) se non siano troppo oppressive – come suggerisce la curva di Laffer: più alte sono, maggiore è l’evasione; più basse sono, maggiore è la propensione a pagarle – rispetto alla capacità contributiva del Paese; 2) se il loro livello troppo elevato non sia in contraddizione con un’economia capitalistica quale è (dovrebbe essere) la nostra, fondata sull’accumulazione della ricchezza da parte della società civile, e non piuttosto non sia in sintonia con uno Stato di «socialismo reale», dove i funzionari e gli impiegati pubblici di ogni categoria e di ogni livello sono cinque volte quelli dei Paesi di democrazia liberale delle nostre stesse dimensioni. In altre parole, forse, incominceremo a pagare meno tasse quando l’impiego pubblico sarà «un lavoro»; non, come adesso, «il posto».

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Gelmini, PdL: da che pulpito viene la predica

Roma, 8 gen. – Non si capisce come il pluri-esperto tesoriere del Pd, navigato politico, on. Sposetti, voglia cimentarsi in lezioncine sulla lotta all’evasione addirittura scomodando i Salvo, esattori tributari di Palermo, peraltro mai citati dal capogruppo Pdl Cicchitto. Che c’entrano? Sceglie forse Palermo per far dimenticare Emilia-Romagna e Toscana, Leggi tutto…