Una riforma da valorizzare

La riforma del federalismo fiscale costituisce una tappa fondamentale del nostro percorso verso un più efficiente assetto istituzionale. Con il federalismo amministrativo prima (1997: riforma Bassanini) e con quello legislativo poi (2001: riforma costituzionale del Titolo V) sono state decentrate a Regioni e Enti locali forti competenze, al punto che oggi nel comparto degli Enti territoriali si colloca oltre un terzo della spesa pubblica italiana.

In alcuni casi sono nati modelli virtuosi e altamente efficienti (ad esempio i sistemi sanitari di alcune regioni del nord e del centro nord, ai primi posti nelle classifiche mondiali), in altri casi  non è stato così (oggi abbiamo ben cinque regioni commissariate sulla sanità), soprattutto a causa della mancata responsabilizzazione sul piano finanziario che ha lasciato lo Stato come pagatore e ripianatore di ultima istanza. Ad esempio, è rimasto in vigore troppo a lungo il criterio del finanziamento in base alla spesa storica; un criterio demenziale che ha finanziato non solo i servizi, ma anche l’inefficienza e gli sprechi: più spendi, più prendi. A volte, inoltre, a livello dei sistemi contabili dei alcuni Enti territoriali si sono verificate forti lacune in termini di attendibilità dei dati che venivano esposti.

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