Liberare l'Italia da lacci e lacciuoli

di Fabrizio GalimbertiIl Sole 24 Ore del 20.04.2012

Pochi, maledetti e subito. Non sono tanto i soldi che le imprese piangono da quel pagatore renitente che è la Pubblica amministrazione (anche se aiuterebbero non poco); sono i provvedimenti per far ripartire la crescita.

Il Pil non aumenta per decreto legge, disse Giulio Tremonti. Neanche Stalin riusciva a fare crescita con gli ukaze, reitera l’ex ministro. Tutto giusto, tutto vero. Ma da qui a credere e far credere che lo Stato sia impotente di fronte a un’economia che affonda nella recessione ce ne corre. Forse il tormentone dell’articolo 18 ci ha fatto dimenticare quelle linee di faglia che delimitano la gabbia dell’economia italiana: quegli aspetti di qualità e di quantità – qualità del tessuto produttivo e quantità dei vincoli – che stringono l’economia in una soffocante minorità.

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Cari Daniel e Mauro Tommy (Lettera sulle partite IVA)

Mariastella, ci avete lasciati soli… ci stanno massacrando, almeno l’altra volta il Cavaliere era una speranza… ma questa volta siamo veramente soli, siete poco credibili, le alleanze saltano, oggi con te domani con lui, comunque il lavoro manca per tanti e non resta che la rassegnazione… [Daniel Casella]

Continuate a dire che le imprese artigiane e commercianti e agricoltura sono il motore della nostra economia, ma nessuno in concreto le ascolta con la giusta considerazione e se ne fa portavoce, se non come tema di protesta. Credo sia ora che per la tradizione del nostro partito e la famosa meritocrazia che vogliamo applicare, dobbiamo alzare la VOCE. [Mauro Tommy]

Cari Daniel e Mauro Tommy,

grazie per avermi scritto. Una delle ragioni della discesa in campo di Silvo Berlusconi e di Forza Italia prima, e ora PdL, é stata ed é la volontà di dar voce al popolo delle pmi poi delle partite IVA, tanta gente abituata a lavorare sodo fra mille difficoltà, spesso vessata dalla burocrazia, dal fisco, oggi anche dalle banche. Gente che non conosce la visibilità e la retorica con cui ancora oggi viene raccontato il mondo del lavoro, quasi fosse un quarto Stato ottocentesco povero e impoverito.Il mondo è cambiato, l’Europa è in difficoltà e la globalizzazione promuove nuovi player: Brasile, India,Cina. E noi siamo all’articolo 18. Basta con questi mandarini della legislazione del lavoro!

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