Non è più la Merkel ma Hollande la chiave di volta dell’eurocrisi

di David CarrettaIl Foglio del 22.08.2012

Più della Corte di Karlsruhe, più dell’intransigenza ideologica della Bundesbank, più di “Frau nein” Merkel, il principale ostacolo al grande piano di Mario Draghi per salvare la zona euro rischia di essere François Hollande. Appena tornato dal Fort de Brégançon, il presidente francese si è ritrovato nel mirino della stampa amica per le sue vacanze un po’ troppo “normali” di fronte al ritorno della recessione, alle banlieue di nuovo in fiamme, alla crisi dell’euro e alla Siria. Secondo Libération, Hollande sembra Monsieur Hulot, il buffo personaggio del film di Jacques Tati, in vacanza in Bretagna con pipa, berretto e pantaloni troppo corti, incurante dei guai che provoca e lo circondano. Il Monde ha denunciato il “rischio immobilismo” di una presidenza che, dopo i primi 100 giorni, ha deluso il 54 per cento dei francesi. Per la “rentrée politique” tutti invocano “scelte politiche”, “riforme” e “leadership”. A cominciare dall’incontro di domani a Berlino con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ufficialmente dedicato al dossier Grecia.
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Consigli di un ex ministro per disboscare rendite, sprechi e tasse inique

di Mariastella GelminiIl Foglio del 24.04.2012

Una buona riforma fiscale, equa e in funzione della nostra crescita, presuppone certo lotta all’evasione fiscale e recupero del “sommerso”, destinando però quel recupero, dovuto all’Erario, alla riduzione del carico fiscale: sbloccheremmo così proprio le risorse necessarie al rilancio dell’economia. In altre parole: bisogna restituire ai contribuenti, sotto forma di una progressiva riduzione del carico dell’imposizione diretta, quanto recuperato dalla lotta all’evasione. Soprattutto perché è tempo che lo Stato ai faccia virtuoso, cominciando a fare seri conti con le sue inefficienze, e a non far più pagare ai soli cittadini i suoi sprechi. Non dimentichiamo infatti che il settore pubblico, oggi, offre servizi di bassa qualità ad un costo elevato. E per fare un solo esempio: il costo dell’intermediazione dei 140 miliardi di contributi annui alle imprese, in alcuni comparti, raggiungerebbe il 26%.

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