A proposito dell'Ilva…

Lettera dell’on. Mariastella Gelmini al direttore – Libero del 03.08.2012

Caro direttore,

Il dramma dell’ILVA di Taranto mi ha fatto pensare alla dolorosa contraddizione, al rischio di corto circuito perenne nel quale il nostro Paese si è aggrovigliato, incapace come sembra essere di compiere delle scelte chiare, ragionevoli, oneste, di accettare fino in fondo lo sviluppo e il peso della modernità, di uscire dalla trappola velenosa dell’ambientalismo esasperato, dell’ecologismo coatto, che nulla hanno a che fare col doveroso rispetto della salute. Il dramma dell’Ilva di Taranto mi fa pensare al ruolo innaturale di una magistratura che sceglie, e ne ha il potere, di paralizzare una città e di pregiudicarne la sopravvivenza stessa , ma anche alla contraddizione apparentemente insanabile che anima noi italiani, capaci di manifestare il lunedì cos’è violentemente contro un’azienda da giustificare l’azione del magistrato, capaci il martedì di manifestare disperatamente perché quella fabbrica è stata bloccata nelle sue parti vitali.

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Il conto che paga l'Italia

di Paolo BriccoIl Sole 24 Ore del 27.07.2012

L’Ilva di Taranto è una roccaforte della nostra manifattura. Se cade, l’Italia industriale zoppica. Per dimensione si tratta di una delle maggiori fabbriche europee.

Gli investimenti tecnologici concentrati a Taranto sono usciti dalla classica organizzazione industriale verticale e hanno fecondato il tessuto produttivo di questo pezzo del Paese, favorendo un indotto in cui le imprese locali sono passate dall’erogazione di semplici servizi all’acciaieria alla presenza sui mercati globali.
Un gioiello hi-tech in grado di creare nuova imprenditorialità nel terziario industriale. Dall’economia pubblica (l’antica origine) al capitalismo privato di uno degli ultimi grandi gruppi imprenditoriali italiani (la stretta attualità), fino alle Pmi di nuova generazione (il futuro). A Taranto c’è veramente la nostra storia. Tutto questo non è poco.

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