Italia e Asia, la via da seguire

È ancora lunga la strada per diventare competitivi ed anche capaci di attrarre investimenti stranieri. MG

di Adriana CerretelliIl Sole 24 Ore del 29.03.2012

In vent’anni, tra il 1990 e il 2010, la quota delle economie avanzate nel commercio mondiale è crollata dal 75% al 55%. Nel 2011, per il ventesimo anno consecutivo, la crescita dell’export degli emergenti ha surclassato quella dei Paesi sviluppati. Di questo passo Cina e India, che oggi rappresentano l’11%, potrebbero in pochi anni più che raddoppiare il loro peso nell’economia mondiale.

Proiezioni dell’Fmi dicono che già nel 2010 il Pil pro capite di Singapore ha abbondantemente battuto quello della Gran Bretagna. Che nel 2015, per produzione di ricchezza nazionale, la Corea del Sud supererà l’Italia. E che l’anno dopo o giù di lì la Cina potrebbe diventare la più grande economia del mondo. Non si sa se queste previsioni si avvereranno fino in fondo né se il travolgente sviluppo dell’Asia proseguirà senza strappi o incidenti di percorso. Di sicuro, tra l’effervescenza del Pacifico e il torpore continuato della crescita nella vecchia Europa, ci sono sinergie possibili, quasi obbligate: il sogno cinese di sempre, di cui molti europei continuano a diffidare.

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