L’euromoralismo

di Franco DebenedettiIl Foglio del 06.08.2012

Con la moneta unica viene giù l’Europa ideale sognata dai padri in un delirio di moralismo, contro empirismo e liberalismo politico

“Cade l’euro, cade l’Europa”: la frase pronunciata della cancelliera Merkel davanti al Bundestag il 7 settembre 2011, è stata accettata come una verità indiscussa. Lo è davvero? A ben vedere, è vera solo se è tautologica, e cioè se per Europa si intende quella che si è data l’euro. Se l’Europa non avesse scelto di avere una moneta comune, o se il trattato che la istituisce fosse stato diverso, l’Europa sarebbe continuata a esistere. Nella storia d’Europa c’è già stata una moneta unica, il gold standard: durò cent’anni, e fu uno dei periodi di maggiore crescita e benessere per gli stati europei; era possibile aggiornare quel modello, con una Banca centrale indipendente dalle politiche degli stati, invece del rapporto con un bene fisico, a preservare il valore della moneta. Oppure l’Europa poteva essere semplicemente un insieme di stati in cui realizzare le condizioni di un’economia liberale, un grande mercato senza barriere al movimento di merci, persone e capitali, uno spazio concorrenziale per  iniziative e invenzioni.

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