Non lasciamo le imprese in mezzo al guado

di Michele Tiraboschi – Il Sole 24 Ore del 20.04.2012

Modificare il quadro di regolazione dei rapporti di lavoro non è facile. In Italia più che altrove. Va pertanto apprezzato lo sforzo di chi si cimentarsi in una impresa tanto complessa e fondamentale per il rilancio del Paese.

Idee e progettualità non sono mai mancate. Come ricordava Marco Biagi, con un insegnamento ancora attuale, ciò che invece non è ancora avvenuto è il superamento di pregiudiziali ideologiche e tensioni sociali che rallentano le riforme necessarie. Con il suo progetto di riforma, il Governo Monti ha per la prima volta dimostrato che è possibile superare veti corporativi e tabù che, da troppo tempo, penalizzano le imprese e anche i loro lavoratori. Questo è il principale merito del progetto di riforma presentato dal Ministro Fornero a cui vanno riconosciute doti non comuni di coraggio e determinazione. Ha ragione Mario Monti quando dichiara che la riforma del lavoro merita una seria valutazione. Nella tradizione italiana manca tuttavia una adeguata strumentazione per valutare in anticipo gli effetti delle proposte di legge. Perciò resta da dimostrare che la riforma avrà un impatto importante e positivo sul mercato del lavoro.

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Livello d'allarme. Sul fisco adesso serve coraggio.

di Fabrizio ForquetIl Sole 24 Ore del 16.04.2012

Nessuno può e deve permettersi di minimizzare l’importanza del decreto “salva-Italia”. Erano settimane cariche di ansia quelle d’autunno e la tenuta del Paese era a rischio. Il carico di nuove imposte che quel provvedimento imponeva era giustificato dall’emergenza. Ed è soprattutto così che è stato possibile invertire un percorso che stava portando l’Italia verso esiti disastrosi.

Il merito, e la credibilità, di quel decreto erano però anche in altro. In due interventi marginali, ma in realtà fondamentali per il messaggio che contenevano. Il primo era la riduzione, seppur minima, dell’Irap che grava sul lavoro; il secondo l’introduzione della cosiddetta Ace (Allowance for corporate equity), che dà vantaggi fiscali alle imprese che si ricapitalizzano. Il Governo sembrava dire: l’emergenza ci impone di alzare la pressione fiscale complessiva, ma sin da ora assicuriamo che la nostra intenzione è ridurre il peso del fisco, almeno sul lavoro e sulle imprese.

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Italia e Asia, la via da seguire

È ancora lunga la strada per diventare competitivi ed anche capaci di attrarre investimenti stranieri. MG

di Adriana CerretelliIl Sole 24 Ore del 29.03.2012

In vent’anni, tra il 1990 e il 2010, la quota delle economie avanzate nel commercio mondiale è crollata dal 75% al 55%. Nel 2011, per il ventesimo anno consecutivo, la crescita dell’export degli emergenti ha surclassato quella dei Paesi sviluppati. Di questo passo Cina e India, che oggi rappresentano l’11%, potrebbero in pochi anni più che raddoppiare il loro peso nell’economia mondiale.

Proiezioni dell’Fmi dicono che già nel 2010 il Pil pro capite di Singapore ha abbondantemente battuto quello della Gran Bretagna. Che nel 2015, per produzione di ricchezza nazionale, la Corea del Sud supererà l’Italia. E che l’anno dopo o giù di lì la Cina potrebbe diventare la più grande economia del mondo. Non si sa se queste previsioni si avvereranno fino in fondo né se il travolgente sviluppo dell’Asia proseguirà senza strappi o incidenti di percorso. Di sicuro, tra l’effervescenza del Pacifico e il torpore continuato della crescita nella vecchia Europa, ci sono sinergie possibili, quasi obbligate: il sogno cinese di sempre, di cui molti europei continuano a diffidare.

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Big Labor in Little Italy

di Anne JolisThe Wall Street Journal del 28.03.2012

A Milanese business explains how Mario Monti’s reforms could help them—and why more change is needed.

Mario Monti’s proposed reforms to Italy’s 1970 Workers’ Charter would supposedly deliver a labor market so liberalized that it would be “not European, but American,” according to Democratic Party leader Pier Luigi Bersani. In the words of the Italian General Confederation of Labor, Prime Minister Monti would be handing “unilateral power to businesses.”

Even applying the standard political-rhetoric discount, these are overstatements. But to employers such as Cesare and Donata Novellone, it would at least be a start.

“I hope and I think he will win, but only after some difficulty,” says Mr. Novellone, who with his sister runs Amisco, the electrical coil and valve business that their father started in 1936. “As it is today, we cannot continue like this.”

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