Ancora una volta Renzi dichiara di voler applicare le nostre ricette, cercando di sdoganarle presso la sua stessa parte politica da sempre professionista del “tassa e spendi”.
Forse si può iniziare a parlare dell’unico intervento utile a far ripartire i consumi e la nostra economia.
Abbiamo sempre sostenuto che le tasse sulla prima casa sono un’ingiustizia per tutti gli italiani, che hanno investito i risparmi di una vita per costruirsela e  lasciarla ai loro figli.
La tassazione sulla casa è aumentata del 170%, con i Governi successivi all’ultimo presieduto da Silvio Berlusconi, che l’aveva cancellata e che aveva avviato una complessiva revisione della tassazione sugli immobili, che in Italia non possono essere trattati alla stessa stregua di un investimento speculativo.
Gli effetti prodotti da questa tassazione abnorme sugli immobili sono stati duplici per i cittadini: da una parte hanno dovuto pagare tasse annuali sempre più ingenti oltreché astruse e complicate; dall’altro, hanno visto deprimersi il loro valore patrimoniale a causa di un mercato immobiliare asfittico e quasi al collasso, senza dimenticare la difficoltà soprattutto dei più giovani di accedere ai mutui per l’acquisto della prima casa.
Per queste ragioni non potremo mai essere contrari ad una riduzione della tassazione sulla casa e di qualunque altra tassa sulle imprese e sulle persone e saremo sempre pronti a dare il nostro contributo convinto.
Al Governo però chiediamo di essere chiaro nell’indicazione delle coperture necessarie per approvare il programma annunciato ieri a Milano, a partire dalla prossima legge di Stabilità. Troppe volte ormai ci siamo trovati di fronte a promesse non mantenute ed a promesse mantenute con coperture non stabili, per le quali occorre trovare le necessarie risorse di anno in anno.
La cosa peggiore sarebbe quella di scaricare sui Comuni gli oneri della riduzione delle imposte sulle abitazioni. Non si può ripetere un altro caso “province”, dove a fronte della loro finta cancellazione si sta cercando di far pagare alle Regioni quelle strutture e quei servizi che vanno comunque garantiti sui territori.
Non dimentichiamo che con la prossima legge di stabilità, si dovranno trovare ancora le coperture per gli effetti della sentenza della Consulta sulle pensioni, per rimediare alla bocciatura del reverse charge per l’IVA della grande distribuzione, per il rifinanziamento dei nuovi ammortizzatori sociali, per prorogare il bonus alle assunzioni che più del Jobs Act sta sostenendo la trasformazione dei contratti a termine con contratti a tempo indeterminato.
Oltre allo sdoganamento della riduzione della tassazione, ci auguriamo che il Governo riesca anche a capire che l’unico modo per realizzarla è il taglio della spesa pubblica improduttiva ed una progressiva riduzione del perimetro di intervento dello Stato nell’economia.