Trent’anni fa la caduta del muro di Berlino, siamo e saremo dalla parte della libertà e della democrazia

Trenta anni fa fu un incidente della storia a regalarci la speranza che, con la fine della Guerra Fredda, si aprisse un futuro di pace e di sviluppo per l’intero pianeta. Grazie ad un fortuito errore di un grigio funzionario, durante una conferenza stampa convocata solo per attenuare le complesse procedure per i visti per attraversare il confine dentro Berlino fra Est e Ovest, fra comunismo e libertà, un’umanità inarrestabile si mise in cammino e cambiò il corso degli eventi. Furono giornate epiche, indimenticabili: il profumo della libertà si diffuse in tutto il Mondo.

Da quel giorno iniziò – pacificamente – anche il più rapido processo di riorganizzazione statuale che l’Europa avesse mai conosciuto, se non come conseguenza di guerre sanguinarie. L’unificazione delle due Germanie segnò una tappa fondamentale nella storia dell’Unione Europea. Qualcuno ne ravvisò i rischi, qualcun altro inneggiò, con un eccesso di ottimismo, alla ‘fine della storia’. Il Muro crollò sotto il peso dei suoi orrori e delle centinaia di vite umane sacrificate sull’altare della libertà: tutto ciò fu semplicemente memorabile.

Ognuno di noi ricorda quelle immagini festose, quelle gambe penzolanti lungo quella orribile barriera che aveva spezzato famiglie, diviso in due l’Europa, mitragliato vite di giovani in cerca di futuro e questo proprio nel cuore del nostro continente. Fummo tutti berlinesi, in quelle ore e in quei giorni e facemmo a gara per contendersi brandelli colorati di quel muro: non un semplice souvenir, ma un pezzo di storia della libertà.

Per noi, che siamo scesi in politica, cinque anni dopo, è come se quelle immagini fossero stampigliate sulla nostra bandiera, fanno parte del nostro Dna. Insieme però alla consapevolezza che la storia è tutt’altro che finita, che i rischi per la libertà e la democrazia si nascondono dietro nuove minacce, interne ed esterne. Mentre nel mondo c’è chi teorizza le democrazie illiberali; mentre si affermano potenze statuali economiche prive di una minima legittimazione democratica; mentre le grandi multinazionali del web realizzano ingenti profitti con uno spregiudicato uso delle nostre identità digitali, qualcuno vorrebbe introdurre anche in Italia una specie di ‘Grande Fratello Fiscale’ e limitare allo stesso tempo le nostre libertà personali. Di fronte a tutto ciò ci ritroviamo con un’Europa debole e burocratica, lontana dai sentimenti dei populi, dominata da una ferrea logica ragionieristica: se tutto ciò avesse guidato l’azione di giganti del calibro di Helmut Kohl negli anni fra il 1989 e il 1990, non avremmo avuto l’unificazione delle due Germanie.

È per tutte queste ragioni che siamo ancora in campo: non siamo stati mai così liberi e allo stesso tempo la libertà non è mai stata così minacciata. Ricordiamo quel 9 novembre, non come un esercizio rituale, ma come un monito. La battaglia per la libertà non è finita: non abbasseremo la guardia e non ci volteremo dall’altra parte quando sarà calpestata.