U’Europa liberal-popolare, l’iniziativa in Senato

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Mercoledì 17 aprile, al Senato, con Carlo Calenda, Emma Fattorini, Sergio Belardinelli e Michele Valensise ci siamo interrogati se oggi il progetto di un’Europa liberal-popolare sia ancora realizzabile.

Siamo alla vigilia di una sfida importantissima: quella delle elezioni europee. Più importante di quella del 2019? In un certo senso sì.

Il dibattito politico europeo ci ha abituati alla contrapposizione netta tra europeisti e sovranisti; tra quelli che credono nel progetto europeo e quelli convinti che l’Unione europea porti solo guai, o comunque più guai che benefici.
Oggi anche se lo scontro interno si è affievolito, la situazione è comunque complessa perché l’Europa ha davanti a se sfide immense, in un contesto in cui ci sono minacce esterne e rischi sistemici.

Mario Draghi è tornato a sottolineare la necessità e l’urgenza di agire insieme come Europa, spostando il focus dalla competizione tra i singoli Paesi europei a un contesto globale.
Tirando a campare il rischio è l’irrilevanza, la retrocessione. L’Europa deve alzare l’asticella dell’ambizione politica. Queste tra l’altro sono cose che non scopriamo oggi. Ne parlava già Schuman, padre fondatore dell’Ue, così come De Gasperi, nume tutelare del popolarismo e padre della nostra Costituzione. L’Europa deve agire insieme, come mai prima d’ora, ed essere davvero affiatata, unita. Serve un cambio di passo.

L’Europa è a un bivio epocale. Da un lato, deve puntare a consolidare il legame con gli Stati Uniti e dall’altro, costruire una difesa comune europea. E le guerre in Ucraina e Medio Oriente ci dimostrano che siamo già fuori tempo massimo. Una difesa comune, non alternativa ma complementare alla Nato, consentirebbe di armonizzare e rendere più efficiente la sicurezza europea, ma anche di razionalizzare i costi e di programmare l’uso di tecnologie comuni. Non siamo guerrafondai, tutti vogliamo la pace, ma dotarci di una politica di difesa comune significa fare deterrenza e affrontare le sfide che abbiamo di fronte con i giusti mezzi.

La portata delle sfide che abbiamo davanti, i rischi sistemici e le minacce esterne ci riportano al dovere di recuperare l’identità europea, ancora incompiuta, e alla necessità di lavorare insieme in nome di un comune umanesimo. L’idea di Europa non può essere calata dall’alto, ma respirare lo spirito dei popoli e delle nazioni. Solo ravvivando la passione per lo spirito europeista, per la cultura e l’identità europee, i cittadini dei singoli Paesi cominceranno a sentirsi davvero cittadini europei. Per fare questo, credo siano necessari i valori liberal-popolari.

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