Una proposta sul serio

In questo momento gli italiani si interessano poco del sistema elettorale. Si interessano di uscire fuori dalla crisi economica. Eppure il sistema elettorale resta importante. Costruisce il sistema politico «vivente», i partiti (quanti e quali) e la governabilità: cioè la capacità di decidere, e decidere in fretta in un mondo globalizzato i cui scenari cambiano molto frequentemente.

Finora abbiamo avuto cattivi sistemi elettorali (tranne appunto nei Comuni), e anche per questo cattivi governi e cattivo governare. Ora Berlusconi propone il modello francese: un sistema elettorale a doppio turno coronato da un semipresidenzialismo (il presidenzialismo americano è tutt’altra cosa). Il doppio turno è, a suo modo, una primaria e uno dei pochissimi sistemi nei quali l’elettore è davvero messo in grado di scegliere con cognizione di causa.

Al primo turno gli elettori esprimono liberamente la loro prima preferenza. Ma al secondo turno, quindici giorni dopo, i candidati potrebbero essere soltanto i primi quattro (per consentire anche ai piccoli partiti di concorrere) e allora con due settimane di tempo e pochissimi candidati, l’elettore ha tempo e modo di studiarli.

Tra i limiti del semipresidenzialismo il più citato è quello che se il presidente non vince anche con la sua maggioranza in Parlamento, allora il «maggior potere» passerebbe a un primo ministro “avversario” che, appunto, ha la maggioranza in Parlamento. Questa eventualità viene detta «coabitazione»; e viene demonizzata da chi non vuole il sistema francese. Ma questa coabitazione è avvenuta, in Francia, due volte; e non è successo niente di tragico. D’altro canto anche i presidenti Usa si trovano sempre più spesso in minoranza nel Congresso (è il cosiddetto devided government ) e anche lì il sistema funziona lo stesso.

E  se poi la coabitazione del semipresidenzialismo spaventa, per renderla altamente improbabile basta far coincidere l’elezione del corpo legislativo con quella del presidente, in modo che, ad esempio, un forte candidato Presidente trascini a vincere la sua coalizione anche in Parlamento.