Le multinazionali approdate in Russia, anche non italiane, usano prodotti italiani e anche per questo il nostro agroalimentare ha conosciuto un balzo nell’export pari al 44% nel gennaio-luglio 2012 rispetto all’omologo periodo del 2010. “Un esempio è Ferrero, ma anche Nestlè o Danone, che non sono italiane” ha detto Matteo Masini, vice direttore dell’ufficio Ice di Mosca in un colloquio con TMNews. I prodotti italiani vengono acquistati dai colossi all’estero “un po’ perchè in Russia si fa anche più fatica a trovarli per motivi climatici o di sviluppo dell’agricoltura. Ma anche semplicemente perchè le compagnie si portano dietro gli importatori. I dati danno ad esempio una crescita clamorosa di prodotti quali zucchero, cacao tè, caffè, in genere ‘i coloniali’ o collegati alla pasticceria, che nell’aggregato alzano la media complessiva nell’aggregato”.

Sulla base degli ultimi risultati Istat, fino a luglio 2012, si osserva, nell’andamento degli scambi nel settore agroalimentare, un trend positivo, nell’export dall’Italia verso la Russia nel periodo gennaio luglio 2010/2012, per una serie di prodotti tra i quali le carni (+60%), latte e derivati (+90%) e ortaggi e legumi (+136%). Da notare la costante crescita che si registra nel campo dei prodotti per la pasticceria: cacao e sue preparazioni (+166%)e prodotti per la pasticceria (+59%), soprattutto in funzione dell’importanza che tale settore ricopre nelle abitudini alimentari del consumatore russo. E questo tipo di prodotti hanno il periodo max di vendita negli ultimi mesi dell’anno.

Per quanto riguarda l’import di prodotti russi in Italia, aumentano in modo considerevole i cereali (+545%), lo zucchero e prodotti a base di zuccheri (+600%). Per quest’ultima voce si tratta comunque di quantità ancora modeste (4mln euro), e quindi prodotti nella fase iniziale di import, a forte spinta, anche legata ai prezzi convenienti e alla qualita’. Nel frattempo però la Russia come mercato si è allargata. “L’Unione doganale – che unisce Mosca al Kazakistan e alla Bielorussia – ci va bene. Se nell’immediato scontiamo il processo di adattamento lungo e faticoso, è anche vero che poi si passa a un mercato molto più grande, in particolare con il Kazakistan, dove c’è molto da fare”.

Astana, come Mosca e anche Minsk fa parte di un’unione doganale e all’Area economica comune che unisce i tre paesi. Parallalemente, la Federazione russa è entrata da giugno nell’Organizzazione mondiale del commercio.
“L’accesso nel Wto? Tutti i nostri prodotti, ad esempio l’arredamento, ne dovrebbero beneficiare, in maniera consistente”, spiega Masini, aggiungendo che poi andrà visto l’effetto voce per voce. Segno negativo nell’export invece per il comparto frutta (-12%), mentre risulta invariato il dato per le bevande alcoliche e non.

Si tratta comunque di un segnale positivo visto anche il clima abbastanza incerto che si respira tra gli addetti ai lavori in seguito all’entrata in vigore di nuove norme di regolamentazione degli alcolici, non solo per la vendita, ma anche per la pubblicità. Non a caso gli importatori russi, a conoscenza delle nuove leggi sull’argomento, entrate in vigore a luglio 2012 ma comunque in discussione da oltre un anno, hanno provveduto nel 2011 ad accumulare scorte in previsione di restrizioni e irrigidimenti delle pratiche di acquisto. “Per i consumatori russi la crisi si è sentita davvero poco, non come intensità ma piuttosto in termini temporali” ha concluso Masini, in riferimento alla prima ondata tra il 2008 e il 2009. “Noi abbiamo avuto un problema con i vini e con gli alcolici, che sono la parte più importante del nostro export. Ma il tutto si spiega più che con la crisi, con modifiche normative, per il mercato degli alcolici”.