Web, contrasto a bullismo e cyberbullismo è battaglia culturale

Pre-adolescenza e adolescenza sono stagioni della vita straordinarie che vanno rispettate e tutelate: le minacce sono molteplici e non tutti i giovani possiedono gli strumenti per farvi fronte. Il bullismo (con la pericolosità determinata dalla diffusione delle tecnologie) è certamente fra le più insidiose. Ed è grave che, secondo l’Istat, il 45% dei ragazzi, vittime di atti di bullismo sul web, pensi che l’unica difesa possibile sia l’indifferenza, ossia non denunciare fatti di violenza anche per un senso di vergogna. E’ profondamente sbagliato e deve far riflettere. In questo contesto, assumono particolare rilevanza anche momenti di confronto come quello di oggi, promosso dalla collega Federica Zanella a Montecitorio, dal titolo “Il web 6 tu- azioni contro il cyberbullismo, sexting, revenge porn, hate speech e per la tutela dei minori sul web”.
In Parlamento ci siamo occupati della fase sanzionatoria votando la legge sul revenge porn e sul sexting, ma ciò non è sufficiente per sconfiggere i fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Quella di Forza Italia è una battaglia culturale che va affrontata a partire dalla scuola. Di fronte a questa “banalità del male” siamo tutti responsabili, anche quando non prendiamo decisioni o ci voltiamo dall’altra parte. Per questo è fondamentale l’educazione alla cittadinanza che proprio grazie alla nostra iniziativa legislativa è tornata tra le materie di studio. Peraltro ad essere vittime di tali comportamenti sono spesso le giovani donne. Solo agendo sulla formazione si sradicano i pregiudizi sessisti, si fa svanire una concezione “reificante” della donna: cioè che tende a considerarla una cosa, e non una persona, e a negarne la dignità, rendendo possibile una serie di comportamenti lesivi e violenti, dal cyberbullismo al sexting, dal revenge porn fino ai maltrattamenti, alla violenza sessuale e al femminicidio. In questa direzione, siamo partiti dalla tesi che è proprio dalla Costituzione e dalla scuola che occorre partire. E questo non solo perché è fra i banchi di scuola che una parte consistente di questi fenomeni si alimenta, ma anche e, anzi, soprattutto per la certezza che questa partita va giocata e vinta sul piano della formazione; tutti devono scendere in campo: gli insegnanti, le famiglie, gli studenti, gli esperti del settore.
Il web non è una zona franca, in cui tutto è concesso, un’arena nella quale l’utente dismette i “panni della civiltà”, per lanciarsi in condotte che nel mondo reale non avrebbe mai realizzato: la spersonalizzazione dello spazio virtuale non deve far dimenticare che dietro i profili e codici utente operano persone, con la propria dignità e il proprio bagaglio di diritti e doveri. Il nostro “filo rosso” è, insomma, la dignità della persona, che va presidiata, nel mondo fisico così come nella rete.
Di fronte agli episodi di violenza bisogna reagire, non solo attraverso interventi normativi e sanzionatori, ma attraverso attività di prevenzione e soprattutto recuperando il valore della parola, dei gesti e dell’educazione. Per raggiungere questo obiettivo, siamo convinti che occorra lavorare su due livelli: quello formativo-culturale, che opera sul medio-lungo periodo ed è in realtà il più importante; e quello preventivo-repressivo, che opera nell’immediato. E a questa convinzione, abbiamo fatto seguire i fatti: fin dalle primissime battute di questa legislatura, traducendo questa nostra visione in atti concreti. Molto resta naturalmente da fare, ma siamo determinati a rinnovare il nostro impegno su questi temi.