Non avevo mai ascoltato un testo di Junior Cally prima di ieri sera.

Incuriosita ho cliccato sul web la sua canzone “Strega”, quella che «Lei si chiama Gioia, ma beve poi ingoia. Balla mezza nuda, dopo te la dà», oppure «L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la maschera». E ancora «fanculo lo Stato, fanculo l’Italia. Fanculo ogni membro della Polizia».

Non credo serva aggiungere altro per capire che la sua presenza sul palco del Festival di Sanremo sarebbe un oltraggio alle donne e a quanti sono impegnati, quotidianamente, contro ogni forma di violenza e di discriminazione.

Un linguaggio violento, sessista, offensivo, che non merita una vetrina prestigiosa come il Teatro Ariston. E considerato il pubblico a cui il rapper si rivolge – giovani e giovanissimi – non è tollerabile che si possa fare di lui un’icona, un modello, un esempio di successo.

I nostri ragazzi sono già sufficientemente bombardati da messaggi devianti e pericolosi. Nell’era della convergenza tra televisione e web, dove tutto è a portata di click e qualsiasi contenuto, giusto o sbagliato che sia, diventa virale in soli pochi secondi, non possiamo accettare di dar spazio e di far entrare nelle case degli italiani personaggi come Junior Cally.

La Rai e Amadeus prendano immediati provvedimenti. Incitare all’odio e alla violenza nelle proprie canzoni non è talento, né libertà artistica, è solo ottusa e strumentale idiozia.