SALARIO MINIMO? ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA

Il salario minimo è un tema finto, l’ennesima arma di distrazione di massa della propaganda grillina. La Lega non ci caschi. Il salario minimo che vuole Di Maio renderà ancora più povere le retribuzioni e rallenterà la crescita, i consumi e la produzione. La ricetta per il rilancio del Paese e del lavoro è una sola: tagliare il cuneo fiscale, ridurre il costo del lavoro e garantire buste paga più pesanti ai lavoratori.

Il salario minimo nel nostro Paese esiste già in primo luogo perché è la stessa Costituzione a prevedere una ‘retribuzione proporzionata alla qualità e quantità del suo lavoro’ tanto che i giudici stessi si riferiscono ai minimi tabellari, contenuti nei contratti nazionali, per dirimere le controversie. In secondo luogo una versione del salario minimo l’hanno già introdotta surrettiziamente con il reddito di cittadinanza e con la previsione di rifiutare un’offerta retribuita inferiore a 858 euro al mese. Inoltre, il tema è superfluo perché in Italia abbiamo un sistema di rappresentanza sindacale e datoriale di lunga tradizione che oggi si sostanzia con 850 contratti collettivi vigenti, il cui problema maggiore è semmai quello dei cosiddetti ‘contratti pirata’.

Il punto quindi è garantire la rappresentatività dei lavoratori e una contrattazione ancora più rafforzata, decentrata, al fine di portare alla esigibilità universale dei minimi salariali dei contratti collettivi nazionali. Il sistema salariale italiano è già troppo rigido, oltre che poco rivolto al tema della produttività, della competitività, e conseguentemente del divario crescente in termini di reddito ed occupazione del Mezzogiorno rispetto alle regioni del Nord.